Stretching dei meridiani con accompagnamento sonoro di campane tibetane

Lo stretching dei meridiani stimola, attraverso il movimento accompagnato dal respiro, la circolazione dell'energia nei meridiani energetici descritti dalla medicina tradizionale cinese e giapponese. Sono conosciuti anche come Makko-ho che significa "pratica che porta alla verità": questa pratica infatti aiuta ad avere un contatto profondo con se' stessi, con il proprio corpo e con il proprio spirito. Quando questi esercizi diventano pratica quotidiana si ottiene un miglioramento delle funzioni degli organi, del metabolismo ed equilibrio della sfera emozionale.
Il suono armonico e le vibrazioni delle campane tibetane ci riportano all'origine, alla prima vibrazione del cosmo, al suono OM. Questo suono rilassante e affascinante interagisce e riallinea le frequenze del corpo a livello fisico, emotivo, mentale e sottile. Le campane accompagnano la pratica quasi meditativa dello stretching nel ritrovare centratura e profondo ascolto di sé, ritrovando l’unità tra corpo e spirito.

Esperienza nel Per-Dono in piscina termale

PerDonare è il superlativo di Donare. Concedere a noi stessi il lusso di abbandonarci, di lasciarci andare alla nostra vera natura e riscoprire il dono della vita che portiamo con noi.
Nelle situazioni, PerDonare significa saper trovare il dono dietro ogni situazione, anche quelle per cui proviamo sofferenza. Significa comprendere che quella sofferenza dipende dal carico emotivo che portiamo -in seguito a vecchie ferite e schemi mentali- e per questo proprio noi possiamo risolverla in tempi brevi.
Nelle relazioni significa sentirsi liberi di essere se stessi e lasciare libero l’altro di esserlo a sua volta, trovando l’equilibrio che permette la crescita di entrambi.
Sarà proposta una breve meditazione accompagnata da un mantra per entrare nel tema e farvi apprezzare i princìpi chiave di questa pratica che, quando compresa, porta maggior consapevolezza in tutti gli ambiti della vita.

Pilates

Il Pilates è una metodologia di ginnastica posturale basata sul controllo dei movimenti e della respirazione. Comprende esercizi di percezione corporea, di allungamento, di mobilità articolare e di rinforzo soprattutto dei muscoli del “core”, tra cui addominali, glutei, quadrati dei lombi, pavimento pelvico. I movimenti vengono eseguiti in modo fluido, controllato, a ritmo del respiro.

Pur essendo un’attività a basso impatto, alcuni esercizi di Pilates sono tutt’altro che semplici e presuppongono un ottimo controllo del proprio corpo e una discreta preparazione fisica; da qui l’importanza di un approccio graduale, possibilmente mirato alla persona e alle sue eventuali patologie, in modo da poter applicare i principi del metodo in modo realmente efficace.

Labirinto: un cammino verso il sé

Nell'esperienza del labirinto non esiste, a priori, una via giusta o una via sbagliata, un "girare a vuoto" (che simbolicamente può essere tradotto col vagare senza meta) così come non esiste la caduta ripetuta negli stessi errori. Nel Labirinto unicursale, semplicemente, si cammina. Ed è un procedere, altamente simbolico, verso il centro, metaforicamente quel Sé, che, da sempre, rappresenta la meta più ambita per ogni essere umano.

La sua potenza è entusiasmante; la sua dinamicità curativa, non fosse altro perché il procedere, l’andare sono terapia; lo stesso camminare è, a tutt'oggi,  la pratica che più accende il nostro corpo nella sua interezza.

Il Labirinto unicursale rappresentare quell’unione tra le diverse parti di cui si compone l’essere umano: fisica, mentale, emotiva.

Quando un paziente “perde il cammino” è come se perdesse il proprio Sé allo stesso modo in cui quando “ritorna al cammino ” vive una nuova Primavera, con tutta la sua giovane forza.

Camminare un Labirinto unicursale è fonte di chiarezza, consapevolezza e pace.

Nell'Europa Settentrionale, così come negli Stati Uniti, viene convenzionalmente costruito nei giardini degli Ospedali: l’aiuto che esso fornisce è tangibile e sperimentato: i malati a vivono più attivamente le cure, i familiari trovano pace rispetto alle nuove, spesso dolorose, situazioni che si trovano a vivere o rispetto alle scelte che devono compiere; le varie équipe mediche lo usano per aumentare la concentrazione o per una fase di ristoro dopo attività intense.

Percorrere un labirinto unicursale può avere significati su molteplici piani: da un punto di vista puramente fisico-sensoriale, oltre ai benefici già evidenziati della camminata, consente l’acutizzazione e la stimolazione dei propri sensi (a cui ci si affida, soprattutto nelle cosiddette “spirali strette”); sotto il profilo emotivo e psicologico, stimola lucidità, perseveranza, pazienza, fiducia attivando delle dinamiche che apportano visibili e rapidi benefici a chi lo percorre.

Rappresenta anche, se non soprattutto, una risorsa per se stessi e una Porta di accesso al cammino verso il Sé. (Eliana Pettenello)

Yoga - Vritti

In questo appuntamento parleremo delle Vritti. Perché quando cerchiamo di concentrarci subentra spesso un qualcosa che ci distoglie causando onde nella mente? Patanjali, padre dell’ Ashtanga Yoga ci spiega che “Yoga citta vritti nirodha” cioè che lo Yoga è il controllo di queste onde. Insieme cercheremo di prenderne consapevolezza, grazie alla pratica di Ashtanga e Hatha Yoga, anche con asana in sequenza dinamica.

La parte teorica durerà circa 15 minuti, a seguito circa un’ora di pratica.

Yoga - Pranayama

In questo incontro parleremo del Pranayama, ramo della millenaria disciplina dello Yoga per il controllo del respiro e propedeutico al controllo di se stessi e delle emozioni per la gestione e l' equilibrio di questa energia, tramite prove di respirazione e la pratica di Hatha e Ashtanga Yoga, anche con asana in sequenza dinamica.

La parte teorica durerà circa 15 minuti, a seguito circa un’ora di pratica.

Yoga - Marma e Nadi

Marma e Nadi costituiscono un’ampia fisiologia sottile che traccia la mappa del corpo in base a correnti energetiche e punti vitali e sono sede della energia vitale, ovvero il Prana che pervade ogni zona del corpo. Ci dedicheremo ad alcuni principali Nadi e Marma, per favorire il corpo a trovare equilibrio ed armonia grazie a prove di respirazione e la pratica di Ashtanga e Hatha Yoga.

La parte teorica durerà circa 15 minuti, a seguito circa un’ora di pratica.

Yoga - Chakra

I Chakra sono delle vere e proprie ruote di energia localizzate in punti specifici del corpo umano, collocati a secondo della funzione a loro corrispondente. Grazie ad una introduttiva conoscenza di queste “ruote di energia”, ed esecuzione pratica di Pranayama (respirazioni), Asana e la recitazione dei relativi Bija Mantra di ogni singolo Chakra, conosceremo le loro caratteristiche, valida procedura per conoscere se stessi.

La parte teorica durerà circa 15 minuti, a seguito circa un’ora di pratica.

Biodanza

Il termine nasce dal prefisso greco bios, che significa vita e dalla parola danza che, etimologicamente, significa movimento naturale (come camminare, saltellare, andare verso l'altro, porgere una mano, cullare...), pieno di significato nel momento presente. Poeticamente si traduce in danza della vita.

L'ideatore del sistema Biodanza è il professore, psicologo, antropologo, pittore, poeta, cileno Rolando Toro Araneda (1924-2010).

“La Biodanza risveglia nel nostro cuore il senso del meraviglioso, è un incontro d'innocenza e grazia, di stupore e meraviglia per la vita. Ci porta ad una percezione nuova e luminosa di noi stessi e dell'altro, una visione interiore ampia per percepire e gustare la realtà, una dimensione di libertà espressiva e di vastità emozionale: ecco perché Biodanza, più che una terapia, è una nuova sensibilità verso la vita, una forma di pedagogia, una poetica dell'incontro con se stessi, con l'altro e con la totalità.... Sentivo la possibilità del contatto puro con la realtà viva, attraverso il movimento, i gesti e l'espressione dei sentimenti”. Rolando Toro Araneda

La metodologia di Biodanza consiste nell'indurre vivencia integranti (esperienze, esercizi), di pienezza, di piacere, innovazione, sicurezza e serenità, attraverso la musica, il movimento naturale e la presenza del gruppo. Riscoprire la gioia del vivere con amore, sensibilità, cura, delicatezza, creatività e nel rispetto del tempo di ogni persona è il dono prezioso che ciascuno di noi può dedicare alla vita stessa. Quando c'è movimento c'è vita, proprio come in un oceano, nel sorgere continuo del sole, nel cammino continuo delle radici sotto terra, nei battiti d'ali di una farfalla o nel fluttuare delle nuvole nel cielo... E' un inno alla vita che sempre crea e continuamente si rinnova.

Il sistema Rolando Toro nasce negli anni sessanta dall’esigenza, attuale più che mai, di contribuire a creare un mondo senza violenza dove la condizione umana possa recuperare il suo significato essenziale e da una necessità di integrare la percezione mente-corpo come una entità unica e non divisa, intuendo che lo stato d’animo delle persone influenza l’organismo intero. Esso propone la danza come gesto semplice ma pieno di emozione e presenza…per riscoprire la sacralità della Vita di ciascuno di noi, testimonianza unica e irripetibile della nostra Identità.

Armonizzazione di gruppo con campane tibetane

Comunemente viene chiamato “bagno di suoni”, ma non è necessario stordirsi per allontanare i pensieri... Anzi, l'intento in questo caso è raggiungere le corde più profonde della persona con suoni delicati. Dopo una breve fase di rilassamento, ogni partecipante si farà investire dal suono, resterà in ascolto delle sensazioni che il suono porta a livello fisico, emotivo e mentale. Al termine ci sarà una condivisione libera sulle sensazioni ricevute.

All'esperienza sonora si può aggiungere l'energia dei cristalli: il campo energetico in cui la persona sarà coinvolta sarà amplificato. I partecipanti all'armonizzazione sonora, se gradiranno, potranno scegliere un cristallo che li accompagni nell'esperienza. Anche in questo caso il momento è preceduto da una fase di rilassamento e seguito da una condivisione.

Meditazione

La Meditazione è uno stato d'essere, è una frequenza con cui si entra in sintonia, è un'emozione senza definizione.
Esistono moltissime tecniche per raggiungere questo stato, religiose e filosofiche, statiche e dinamiche, tutte accomunate dall'importante scopo di dissolvere l'illusione di separazione dal sè che questa esperienza di mondo materiale può creare.
La Meditazione è dunque il ritorno all'essenza, la riscoperta del proprio valore e la riconnessione con sè stessi e con il mondo.

Hata / Ashtanga Yoga

Questa giornata prevede la dimostrazione per il miglioramento dell'equilibrio di corpo, mente e spirito tramite la pratica di asana eseguite anche in sequenza dinamica Vinyasa e respirazione in sinergia con Hatha Yoga e Ashtanga yoga; Pranayama, l'energia vitale, con tecniche di respirazione Yoga e altre discipline affini; nozioni di filosofia dello Yoga; mudra, le posizioni energetiche; nadi e marma, canali e punti energetici; alla concentrazione e alla meditazione. Queste tecniche disciplinano il corpo e la mente, il tutto sempre volto a benefici psico-fisici-spirituali. Avanzando nella conoscenza dello Yoga con disciplina e costanza si attiva una migliore consapevolezza di noi stessi ottenendo migliori capacità di rilassamento, di concentrazione, di postura, di respirazione, ...

Goshin dô (AUTODIFESA) maschile e femminile

La giornata prevede la dimostrazione di autodifesa:
- Sicurezza personale: protezione preventiva
- Autodifesa: tecniche di base
- Controllo psicologico: respirazioni, autocontrollo
Obiettivo del corso sarà acquisire quella sicurezza che permetta di controllare la situazione durante un attacco improvviso e inaspettato.
E' rivolto a persone dai 16 anni in su con o senza esperienza nel settore. Si ispira alle migliori tradizionali arti marziali giapponesi, altre tecniche inerenti, e alle filosofie di autocontrollo Zen e Yoga.

Zan Shin Budô

Si traduce in “mantenere lo spirito allerta” (“ZAN”= mantenere, “SHIN”= spirito). Si ha quando i sensi sono concentrati su un momento o un’ azione fisica o mentale “qui e ora”.

Zanshin è l’atteggiamento che manteniamo in un determinata situazione, che traspare nella maniera in cui ci comportiamo. Quando possiamo dire di essere in stato di zanshin? È sufficiente prestare attenzione a quello che facciamo? Secondo me no. E me ne sono reso conto in una lezione con Gandossi Sensei. Per mostrare una tecnica mi ha chiamato per fargli da partner. Quando la mia attenzione era tutta concentrata sulle sue parole, mi ha attaccato con shomen-uchi… inutile dire che ho quasi preso una mazzata sulla testa se non fosse stato per un repentino e istintivo ikkyo undo. Candido e sorridente come al solito Max mi ha detto “Guarda che io attacco sul serio”. In quel momento ero attento, ma ero in stato di zanshin? No di certo, la mia mente era concentrata su un unico aspetto e quindi il mio corpo non ha saputo reagire in tempo ed efficacemente alla minaccia.

Quando siamo in seiza a osservare il maestro di turno che mostra una tecnica, possiamo dire di essere in stato di zanshin? Secondo me se e solo se, non solo guardiamo con gli occhi ma osserviamo ogni minimo dettaglio, lo riproduciamo mentalmente, ci focalizziamo con tutti i nostri sensi su di esso possiamo dare risposta positiva alla domanda. Ed è proprio questo stato di assoluta fusione di corpo mente e spirito, focalizzati in toto sul qui e ora che ci permette di praticare al massimo delle nostre possibilità. Se guardiamo i movimenti ma contemporaneamente pensiamo a quello che dobbiamo fare il giorno dopo, a che ora inizia il nostro programma preferito o a quanto è carina una nostra compagna di dojo… certamente non siamo in stato di zanshin e non possiamo pretendere di praticare in maniera ottimale. Anzi, la pratica sarà lenta, distratta e poco utile. E così in ogni situazione, da quando siamo al lavoro a quando attraversiamo la strada questo stato mentale dovrebbe essere sempre presente al fine di dare sempre il massimo di noi stessi.

La postura, l’atteggiamento, lo sguardo, lo stato mentale e la concentrazione sono tutte caratteristiche necessarie per avere un corretto zanshin. Attenzione che deve essere generica a tal punto da darci una visione corretta e completa della situazione e dell’ambiente, ma al contempo sufficentemente particolareggiata da permetterci di affrontare un problema alla volta nella maniera piu efficente ed efficace possibile. Ma com’è possibile acquisire la capacità di visione del generale contemporanea a quella del particolare? A mio avviso un buon modo è la pratica del randori…ma questa è una storia che racconterò un’altra volta.

(Simone Lorenzi)

Mindfullness

Il “Protocollo Mindfulness Psicosomatica - PMP” è un sistema di sviluppo della consapevolezza globale di Sé e del benessere psicofisico che è stato elaborato sviluppato dall’Istituto di Psicosomatica PNEI del Villaggio Globale in oltre trent’anni di attività di promozione sociale e di pratica clinica medica, psicologica e psicoterapeutica su oltre 20.000 persone. Il Protocollo Mindfulness Psicosomatica utilizza la Mindfullness (respiro consapevole), le pratiche energetiche tradizionali (yoga, vipassana, tai chi, ecc) e le meditazioni dinamiche. La Mindfullnes è la capacità di portare l'attenzione al presente per stimolare un processo di benessere, diminuzione dello stress e maggior accettazione di sé. Fare "Mindfullness" significa prendersi cura di sé con gentilezza, in assenza di giudizio e con armoniosa fiducia nella propria capacità di stare bene!

 

Canto Vibrazionale

Il voice lab sarà una vera e propria esperienza all’interno del suono di ognuno di noi, dove a danzare e risuonare saranno le nostre voci e i nostri corpi-casse di risonanza!!! La fabbrica di suoni che creeremo avrà come tema LA TERRA e come mantra il radicamento nell’IO ESISTO, essere meraviglioso, nato LIBERO di esprimersi e dare VOCE al proprio mondo emozionale. Strumenti necessari: la propria voce, il proprio respiro e un UNICO cuore desideroso di VITA in azione, i colori saranno i nostri timbri e le nostre sensazioni. Requisiti: NESSUNO. Si lavora in gruppo, sarà un GIOCO di suoni e anche chi pensa di essere stonato o poco musicale o è un po’ timoroso di cantare si sentirà avvolto in un’armonia accogliente e si renderà conto che in questo contesto TUTTI POSSONO CANTARE MERAVIGLIOSAMENTE!!!

Taiji Quan

Non è solo un'arte marziale, è molto di più: è conformarsi con la natura.
I nostri gesti hanno perso naturalezza: alla fluidità abbiamo sostituito la forza; siamo come del ghiaccio che deve tornare ad essere prima acqua e poi vapore.
Per riappropriarci di questi principi non ci sono segreti, dobbiamo osservare la natura e seguire le indicazioni contenute nei classici del Tai Ji. Per questo sono di grande aiuto gli insegnamenti di maestri che non solo hanno una profonda conoscenza della cultura cinese ma anche padronanza del Tai Ji stesso. Come dice spesso il M° Wang Zhi Xiang: “la natura è il nostro unico maestro, io faccio solo da interprete...”.
Il Tai Ji è un concetto filosofico che riassume le leggi di interazione e di cambiamento di tutte le cose dell'universo; questo concetto, che trae origine dall'osservazione della natura, si riflette nei movimenti del Taijiquan.
Come si diceva, dobbiamo tornare ad essere vapore: il Tai Ji ricalca il ciclo dell'acqua. La pioggia cade (la gravità scende), poi il sole la fa evaporare e sale di nuovo al cielo (l'energia sale), si formano le nuvole e piove ancora.
Questa poetica immagine indica che: per far in modo che qualcosa possa salire, qualcos’altro deve prima scendere, sentire la gravità; e se qualcosa deve scendere, qualcos'altro deve prima salire.
Il movimento, quindi non deve essere mai in un'unica direzione, ma sarà caratterizzato da un continuo alternarsi di espansione e concentrazione; ci si armonizza con il "respiro della natura, il respiro dell'universo" lento ed armonioso ma forte ed inarrestabile.

Campane Tibetane

Uno strumento semplice come la campana tibetana, produce vibrazioni e armonie sonore che ci riportano all'origine, alla prima vibrazione del cosmo, al suono OM. Questo suono rilassante e affascinante interagisce e riallinea le frequenze del corpo a livello fisico, emotivo, mentale e sottile. L'esperienza con le campane, riportando a uno stato meditativo di profondo ascolto di sé, permette di ricontattare se stessi e ritrovare unità tra corpo e spirito.

Yoga della Risata (Hasyayoga)

E' una forma di yoga che fa uso della risata autoindotta. La risata è un fenomeno naturale, e non necessariamente implica la comicità o la commedia. Da un'idea del medico indiano di Mumbay, Madan Kataria, ha avuto origine il primo Club della risata, in un parco pubblico, il 13 marzo 1995, con un minuscolo gruppo di membri attivi. Oggi si contano oltre 6000 club in 72 paesi circa che fanno di questa forma di yoga un fenomeno di portata mondiale. Le sessioni di yoga della risata iniziano con semplici esercizi di riscaldamento, che comprendono stretching, vocalizzazioni, battito delle mani e movimenti del corpo. Tutto ciò aiuta a far cadere le inibizioni e a sviluppare sentimenti di giocosità. Gli esercizi di respirazione si usano per preparare i polmoni alla risata; sono poi seguiti da una serie di “esercizi di risate”, che combinano elementi di teatro (azione sostenuta da tecniche di visualizzazione) con la giocosità. Questi esercizi, quando si combinano con le dinamiche di gruppo, portano a una risata incondizionata, prolungata e sostenuta. Gli esercizi di risate sono intervallati dagli esercizi di respirazione. Venti minuti di risate sono sufficienti per sviluppare benefici fisiologici importanti.

Shiatsu

Dal giapponese: shi dita, atsu pressione. E' un trattamento manuale le cui radici teoriche-pratiche derivano dalle antiche tradizioni filosofiche del lontano Oriente. Il padre dello shiatsu, Tokujiro Namikoshi, affermava: “Lo shiatsu è l’abbraccio della mamma al bambino”. Ha lo scopo di risvegliare e/o armonizzare le funzioni energetiche e le risorse vitali profonde dell’individuo e si avvale di tecniche e principi ben precisi. La modalità universalmente riconosciuta e peculiare di questo trattamento è la pressione perpendicolare, costante e/o modulata in modo ritmico, esercitata con il peso del corpo ed avvalendosi del centro vitale (hara, in giapponese o tan den, in cinese) dell’operatore, su zone, punti e meridiani energetici. Per esercitare le pressioni, si usano prevalentemente i pollici, ma secondo le necessità e gli stili, si possono utilizzare altre parti del corpo quali i palmi delle mani, gomiti, ginocchia, piedi. Il trattamento shiatsu viene fatto, normalmente su un futon (materassino di tradizione giapponese; entrambi i soggetti sono vestiti e non vengono utilizzati olii o creme.)